“Petra”

29 GIUGNO - H. 21:15 - Rocca di Riva

“Petra”

di LAMANTIA / BEERCOCK

con il contributo artistico di
N. Di Venti | G. Cappa | Garage Arts Platform produzione Babel

 
SABATO 29 GIUGNO – h. 21:15 – Rocca di Riva

 

LA TRAMA | IL DESIDERIO

Un Malucumminàtu – uno storpio – è ossessionato dal desiderio di “stracanciàre”: vorrebbe essere più eretto, più presentabile, più sano e piacevole alla vista. 
Ogni suo sforzo, però, viene sabotato da due voci che lo assillano: la Signora Ida e il Signor Lei. Il Malucumminàtu le tenta tutte: dall’esercizio fisico al rito arcaico, passando per l’invenzione di Sante Moderne Personalizzate, fino ad inseguire la processione carnascialesca di una folla con un asino in spalla. Ogni suo tentativo è spinto dal bisogno di un miracolo, che la Signora Ida e il Signor Lei continuano a fare abortire senza pietà. L’ultimo tentativo, il più drammatico, sarà di autodistruggersi, e nell’urlo tragico dell’affanno si rivelerà l’unico miracolo possibile: il Malucumminatu diventerà una Leggenda.

IL CONCEPT | LA GEOGRAFIA MADRE

Petra è il paesino immaginario che ospita queste persone, che si aggirano per la nebbia e tra i vasti e solitari panorami dell’entroterra sicano: vicoli, piazze e valli che abbiamo abitato dall’infanzia fino alla fine della nostra adolescenza. Il “malucumminatu” nasce
dallo storpio che abita ognuno di noi: quell’accumulo malmesso di desideri cui tanto tendiamo e che lasciamo appassire continuamente. La Signora Ida, donna santa, e il Signor Lei, l’anziano in panchina, sono portatori di un pensiero arcaico e inossidabile di
stare al mondo. E’ proprio impadronendoci di queste voci che possiamo prendere coscienza di quella mappa di paure, giudizi e aneliti che costituiscono la personale “Geografia Madre” di ognuno di noi: ovvero l’insieme di cose che tutti ci portiamo dietro, dentro e addosso, dal nostro paese di origine, sia esso un luogo del mondo o una stanza nella casa di famiglia.

LA MESSINSCENA | IL PALEOTEATRO

Ne nasce dunque un esorcismo per gioco. Spazio, corpo e tecnica sono diventati strumenti per un rito contemporaneo. Solo creando un’esperienza rituale potevamo davvero parlare di ciò che è affiorato in noi. La messinscena di “Petra” si serve di un
cubo, una mandibola di vacca, un corpo che veste una gonna e un corpo che lavora a una console dal vivo. L’unico dispositivo che illumina la scena è un piccolo faro poggiato a terra e che proietta delle ombre su un fondale, come in una caverna di Platone, una storia attorno al fuoco, un racconto della mezzanotte.
La lingua che i personaggi parlano è un misto fra dialetto ennesee italiano. Dialetto scuro, ruvido e montano: strumento fondante del rito di Petra. Il testo del progetto e la messinscena sono in costante evoluzione. Come in costante evoluzione è il nostro
rapporto con le nostre domande. I personaggi, gli spiriti (se vogliamo chiamarli così) vivono di vita propria, in ogni spazio che abitano, di volta in volta che vanno in scena. Il suono è evocatore, negromante, salvatore: la manipolazione attiva di esso, attraverso
dispositivi elettronici, permette la trasfigurazione del parlato in musica, della melodia in verso animale, del silenzio in spazio tangibile, del canto in paesaggio.

PER INFORMAZIONI:

Giuseppe Claudio

tel. +39 333 572 4631

Veronica

tel. +39 388 947 5178


La Compagnia

La storia di seesaw

Seesaw Project nasce da un incontro, nel 2017, sulle rive del Garda.

Siamo una compagnia che si muove tra danza contemporanea, teatro fisico e musica.

Abbiamo fatto dell’unione un paradigma: ricerchiamo e perpetuiamo lo scambio tra artisti e pubblico attraverso diversi linguaggi.

La compagnia è un sistema aperto che riunisce artisti provenienti da vari campi artistici. Il cuore è composto da sette professionisti, ma si espande e modifica il suo ritmo a seconda del progetto.

Ricerchiamo un’unione tra gesto, messaggio, danza, parole e musica affinché si congiungano in un potente unicum.

Seesaw significa altalena, un gioco semplice che racchiude la nostra identità. Proprio come un’altalena, oscilliamo perennemente, mettendoci in discussione, ma siamo anche stabilmente legati a valori forti come la reciprocità, la profondità, la passione per la ricerca e l’autoironia.