“Quando entrate in un ambiente dove ci sono uccelli, insetti o animali, essi vi ascoltano completamente. Vi ricevono. Per le creature presenti in quell’ambiente
la vostra presenza potrebbe segnare la differenza tra la vita e la morte.”
Pauline Oliveros
Storia di un Ruscello è un racconto per immagini, una danza scritta per
un’interprete e una pietra. È il primo lavoro da autrice di Erica Meucci.
Il lavoro trae ispirazione dalle idee ecologiche del geografo anarchico Élisée
Reclus, secondo il quale per ricollocarsi al fianco degli altri esseri viventi è
necessario riconoscersi vulnerabili ed esposti al pericolo, svincolandosi da
un’idea di dominio ed entrando in relazione con gli ambienti che
attraversiamo, lasciandoci plasmare da essi.
Il pensiero di Reclus si intreccia con un fatto realmente accaduto: lo
smarrimento di un animale nel bosco e il suo ritrovamento nelle acque di una
cascata.
L’immagine del suo corpo sospeso, accarezzato – in uno stato di dolce resa –
dallo scorrere delle acque, e il tempo che sembra dilatarsi senza confini si imprimono sul corpo della danzatrice e riaffiorano in una
stratificazione invisibile dove memoria e ascolto del paesaggio si
intrecciano, oscillando tra vuoti e pieni spaziali e acustici, tra la
solidità della pietra e la transitorietà del corso d’acqua.
La performance vede la danzatrice muoversi sulla pietra senza mai scendere:
questo limite spinge il corpo a riscrivere continuamente le proprie geografie e
i propri equilibri, accentuandone la sensibilità verso i mutamenti minimi
dell’ambiente esterno, fino a renderli capaci di plasmare e ridefinire il corpo.
La figura si staglia nel paesaggio, sperimenta la scena come luogo di grande
vulnerabilità ma anche come spazio intimo e privilegiato di ascolto.
La performance è connessa al talk “Alle origini del Benaco. Un viaggio tra geologia e paesaggio” (metti il link) e inizierà alla fine dell’incontro, presso il Cortile della Rocca, in un punto specifico pensato per accogliere il pubblico e l’azione performativa in modo immersivo