Veronica Boniotti

Laureata in filosofia, psicoterapeuta, mediatrice
“Il mio obiettivo, e quello delle persone con cui collaboro, è quello di aiutare l’altro, attraverso uno scambio reciproco, ad esprimersi al meglio secondo le proprie capacità, esigenze e desideri”
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“Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia della Conoscenza presso l’Università La Sapienza di Roma e aver concluso il percorso di studi con un Erasmus all’Università La Sorbonne (Paris IV) di Parigi, mi sono trasferita in Inghilterra per approfondire i miei interessi nell’ambito della filosofia della mente, delle scienze cognitive e della psicologia. Ho conseguito un Master in Filosofia e Scienze Cognitive e successivamente un Master in Psicologia dell’Educazione presso l’Università di Bristol.

Lavorando con bambini e ragazzi con autismo, la mia passione per il mondo dell’infanzia, della salute mentale e della neurodivergenza è cresciuta profondamente, portandomi a specializzarmi ulteriormente attraverso un Master in Metodologie di Intervento per soggetti con Autismo presso l’Università di Trento e una Laurea Magistrale in Psicologia e Scienze Cognitive indirizzo Neuroscienze. Attualmente sono psicoterapeuta ad orientamento fenomenologico-dinamico e continuo la mia formazione nell’ambito della psicopatologia, dell’autismo e della salute mentale.

Nel corso degli anni mi sono formata nel Metodo Feuerstein per l’applicazione di strumenti PAS Basic, PAS Standard e PAS Tattile e per la valutazione LPAD Basic; ho intrapreso percorsi di formazione nel metodo terapeutico Intensive Interaction, nell’approccio DIR-Floortime e nella Philosophy for Children (P4C). Sono referente regionale DIR-Floortime per il Trentino-Alto Adige e continuo ad approfondire questi approcci integrati attraverso studio, ricerca e pratica clinica.

Nel 2016 ho svolto un tirocinio nel campo della salute mentale in Sri Lanka con l’organizzazione SLV e, durante il periodo trascorso a Bristol, ho lavorato come volontaria nella Caudwell Children Charity Foundation a supporto delle famiglie di bambini con disabilità e bisogni complessi. Negli anni ho collaborato con scuole, cooperative, ospedali e servizi territoriali attraverso interventi clinici, psicoeducativi e laboratori esperienziali rivolti a bambini, adolescenti e adulti.

La mia pratica terapeutica integra il lavoro psicologico con il corpo, il movimento e l’espressione creativa. La formazione coreutica e artistica, che mi accompagna da sempre, rappresenta infatti una parte fondamentale del mio modo di entrare in relazione con l’altro. Attraverso giochi, movimento, linguaggi espressivi e pratiche basate sull’intercorporeità, cerco di costruire spazi relazionali autentici e rispettosi dell’unicità della persona.

Svolgo percorsi individualizzati e di gruppo con l’obiettivo di sostenere le potenzialità espressive, comunicative ed emotive di ciascuno. Credo profondamente che ogni persona abbia un mondo meraviglioso da scoprire, un modo unico di entrare e stare in relazione e di esprimersi. Il mio lavoro, insieme alle persone con cui collaboro, è quello di accompagnare l’altro a trovare modalità sempre più autentiche e personali per comunicare, crescere, cambiare e sentirsi accolto.”

DIR-Floortime

Il DIR – Floortime (Greenspan et al., 2006) è un approccio evolutivo che si fonda su una concezione dello sviluppo che valorizza le differenze individuali del bambino sia sul piano fisico-costituzionale, quindi le caratteristiche fisiologiche e sensoriali, sia sul piano ambientale, quindi il contesto familiare, gli amici, la cultura etc., e sulle modalità di interazione specifiche che nascono da tali differenze. Il DIR attribuisce un ruolo fondante alla famiglia vista come contesto primario in cui creare relazioni sicure e dove si generano codici comunicativi condivisi e scambi sociali piacevoli. Inoltre, il DIR pone le sue basi sull’idea che bisogna partire dall’interesse del bambino che porta all’attivazione emotiva. Quest’ultima è considerata punto di partenza per accompagnarlo nella costruzione di un senso di sé come individuo intenzionale e interattivo capace di apprendere ed entrare in relazione con il mondo. DIR sta per Developmental (basato sullo sviluppo), Individual Differences (basato sulle differenze individuali), Relationship (basato sulle relazioni). L’obiettivo principale di questo approccio è costruire i fondamenti per lo sviluppo delle competenze sociali, emotive e cognitive del bambino focalizzandosi sui processi evolutivi piuttosto che su specifiche abilità. Secondo il DIR la relazione è centrale, media l’esperienza in ogni area dello sviluppo, e svolge da cornice di tutte le attività che si svolgono.

Metodo Feuerstein

Il metodo Feuerstein prende il nome dallo psicopedagogista che lo ha ideato ed è un approccio psicoeducativo che mira a migliorare l’aspetto emotivo e cognitivo del bambino secondo le sue esigenze e la sua unicità. Nell’applicazione del Metodo, gli obiettivi primari sono l’aumento del senso di competenza, la motivazione intrinseca, la consapevolezza di sé e dell’altro, il piacere dell’interazione, il potenziamento delle operazioni e funzioni cognitive di base (pre-requisiti del ragionamento), l’arricchimento del repertorio di strategie per aumentare: le capacità di problem-solving, la flessibilità di pensiero, e il grado di autonomia e indipendenza sia nelle relazioni sociali che nell’apprendimento quotidiano. Altri obiettivi più specifici vengono accordati insieme ai genitori e al team professionale coinvolto.
Il Metodo si basa su quattro principi fondamentali: tutti possono cambiare; il terapista cambia con il bambino nel percorso; il terapista trasmette al bambino la convinzione di poter migliorare secondo le sue potenzialità; la società può cambiare e sensibilizzarsi. Il cambio, in fase di intervento, è inteso come rafforzamento dei punti di forza e sviluppo dei punti di debolezza del bambino, e dev’essere strutturale, permanente, auto-perpetuo, flessibile e generalizzabile. Per raggiungerlo è necessario creare un’esperienza di apprendimento mediato. Ovvero un’esperienza in cui la mediazione dell’adulto filtra gli stimoli sensoriali e le informazioni per l’altro al fine che possa riceverli ed elaborarli secondo il suo profilo e le sue capacità. La mediazione è sia una modalità di interazione che porta a una ristrutturazione cognitiva sia una modalità di comunicazione positiva che permette di instaurare una relazione e un rapporto di reciprocità con la persona che abbiamo di fronte. La mediazione diventa quindi caratteristica fondamentale della relazione e della comunicazione rendendo quest’ultima più ricca e intenzionale.
Nella pratica si utilizzano materiali definiti “strumenti” in quanto fungono da mezzo per raggiungere gli obiettivi preposti. Gli strumenti consistono in pagine con contenuto prevalentemente iconico e vertono, per esempio, su aree generiche come l’orientamento spaziale, l’identificazione di emozioni e la sistematicità nel connettere punti per creare forme. Vengono scelti in base alle esigenze del bambino in accordo con la famiglia e vengono applicati con la mediazione del terapista. Le sessioni si svolgono in un’atmosfera di gioco e gli strumenti vengono integrati con materiali e attività ludiche finalizzate a mettere l’altro a proprio agio e a fornirgli i mezzi necessari perché divenga autonomo nel raggiungere i propri scopi.

Quando si inizia un percorso Feuerstein è consigliabile svolgere, in una prima fase, la valutazione dinamica della propensione all’apprendimento LPAD (Learning Potential Assessment Device) che mira a comprendere il funzionamento cognitivo del bambino e il suo modo di apprendere e ragionare fungendo da guida per capire il modo più efficace per stimolare il suo potenziale e margine di miglioramento latente.
La valutazione è quindi finalizzata a:
Individuare la propensione al miglioramento (ZSP – Vygotzky, 1954)
Individuare le funzioni cognitive ben sviluppate
Individuare le funzioni cognitive carenti
Comprendere quale tipo di intervento è necessario per superare le carenze cognitive
Valutare la reazione cognitiva e emotiva all’insegnamento di strategie e principi
Sensibilizzare il team professionale e il bambino su processi emozionali e cognitivi in atto per offrire consigli e direzioni con il Profilo di Modificabilità

Philosophy 4 Children

P4C è un ricco set di attività ricreative che mirano a sviluppare le capacità collaborative, il pensiero critico, il ragionamento logico, la creatività, la curiosità, e il senso di solidarietà e responsabilità. Il programma propone modelli di sessioni interattive e dinamiche durante le quali l’accento viene posto sull’ascolto, il dialogo, l’osservazione, la memoria, il rispetto del turno (turn-taking) e dell’altro, fare scelte giustificandole e riportandone le ragioni considerate, categorizzare e porre domande in modo socratico.

Ogni sessione ha la seguente struttura:

– Gioco (Ice-Breaker)
– Presentazione di uno stimolo (immagine, suono, scultura, storia etc.)
– Invitare alla riflessione e lasciare il tempo (lavoro di gruppo)
– Tempo per fare domande (comunicazione al gruppo)
– Elenco, chiarimento e discussione delle domande (condivisione)
– Scelta delle domande (discussione/voto – spostamenti fisici – scelte motivate)
– Prime riflessioni (ipotesi provvisorie sull’argomento)
– Conclusioni (costruire una visione dell’argomento sulle riflessioni raccolte)
– Ultime considerazioni e riflessioni insieme
– Valutazione della sessione (cos’è andato bene, cosa si può migliorare)

II Intensive Interaction

Intensive Interaction è un metodo terapeutico nato negli anni 80’ in Inghilterra all’Harperbury Hospital School Herfordshire (Nind e Hewett, 1994) rivolto ad adulti e bambini con autismo e con difficoltà nella sfera sociale e comunicativa che si propone di sviluppare i fondamentali pre-linguistici della comunicazione: il contatto visivo, la condivisione dello spazio e dell’attenzione, il turn-taking, l’uso e la comprensione delle espressioni facciali, il linguaggio corporeo etc. II usa inoltre l’Integrazione Sensoriale per guidare e migliorare l’attenzione e l’esperienza sensoriale del bambino (Caldwell, 2008). Il fine è quello di rendere l’interazione semplice ed accessibile comprendendo le sfumature delle modalità di interazione del bambino e della persona che si ha di fronte seguendo la sua guida nel dialogo.

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ARTICOLO: Il modello ENACT. The Body Means

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